
Design Data: indagine sul design in Italia
20 Gennaio 2025
Indagine statistica curata da Tommaso Bovo con gli studenti ISIA Firenze sul tema del rapporto design del prodotto
Link per caricare la ricerca integrale “Design Data: indagine sul design in Italia” >> (PDF) https://drive.google.com/drive/folders/1mAS6jfZ3C7w07-OxDsy0-YQQ6X-tICIQ?usp=sharing
I dati che abbiamo oggi sulla disciplina del design sono scarsi, spesso riferiti quasi esclusivamente all’ambito economico e industriale. È più facile trovare complesse statistiche disaggregate sulle esportazioni delle aziende del design, ma è molto più difficile trovare numeri qualificati sull’età media dei designer.
Le aziende capiscono il valore dei dati e investono tempo e soldi su questo, il mondo della critica ha invece spesso considerato l’ambito della statistica come non proprio. Eppure è importante partire proprio dai dati per sviluppare nuove riflessioni o anche solo per provare a costruire un quadro d’insieme.
Abbiamo provato a dare una risposta a questo tema con il progetto “Design Data: indagine sul design in Italia”. I nostri riferimenti non sono quindi stati le aziende ma i designer, il nostro obiettivo non è stato tracciare un quadro economico ma trovare dei dati che potessero far scaturire delle riflessioni sulla figura del designer e sulla disciplina del design in Italia.

Abbiamo selezionato gli studi tenendo conto di alcuni fattori. Dovevano avere almeno una sede nel territorio italiano. Tutti o la maggioranza dei progetti doveva essere legata alla realizzazione di design del prodotto. Abbiamo quindi escluso gli studi che si occupano principalmente di architettura, interni o rendering. Per noi il focus era indirizzato agli studi di progettazione legati al mondo del disegno industriale e prodotto. Ovviamente il numero di studi che ci hanno risposto è inferiore al numero di studi che abbiamo selezionato e ai quali abbiamo inviato il questionario, era inevitabile accadesse. Ma credo che la partecipazione di 152 studi (con circa 263 designer) sia un risultato importante, e costituisca un campione molto significativo.
Con questo lavoro abbiamo voluto dare un quadro d’insieme e fare emergere alcune questioni che si muovono all’interno della comunità del design ma che emergono con fatica. Ad esempio, parlando in questi anni con i designer e gli addetti ai lavori è spesso emersa una forte critica nei confronti del sistema delle royalties. La questione di come vengono retribuiti i designer non è centrale e abbiamo provato a trattarla chiedendo direttamente ai designer.
Finito il lavoro di elaborazione dei dati abbiamo realizzato una ventina di analisi critiche, ognuna delle quali ha interpretato alcuni aspetti specifici. Abbiamo però deciso di consegnare le statistiche senza inserire la nostra interpretazione, visualizzando dati che possano essere facilmente compresi: vogliamo consegnare uno strumento aperto, libero, che dia ad ognuno la possibilità di fare liberamente la propria traduzione.

Possiamo fare una sintesi estrema dei dati che abbiamo trovato, giocandoci e ipotizzando di fare un identikit del designer contemporaneo. Il designer tipo è oggi prevalentemente uomo, ha un’età di circa 45 anni. Ha fatto una gavetta di circa 5 anni presso altri studi: ha fondato il proprio studio tra il 2008 e il 2012, è quasi certamente l’unico fondatore e non ha dipendenti. Ha studiato a Milano, città dove lavora e che adora anche a prescindere dalle possibilità lavorative che offre. Ritiene buona la sua preparazione accademica, e comunque ne è soddisfatto. Insegna in una facoltà di design. Ritiene di essere stato molto influenzato dai progetti dei fratelli Castiglioni. Le sue maggiori entrate provengono da royalties o dai contratti con le aziende, solo in pochi casi si trasformano in contratti di art direction. All’interno del suo studio non tiene delle stampanti 3d ma si affida a servizi esterni per la prototipazione. In ambito social utilizza principalmente Instagram per comunicare il suo lavoro, posta quando ha qualcosa da postare senza una strategia precisa. Ogni tanto comunica il suo lavoro realizzando mostre. È molto sfiduciato nei confronti della critica in Italia, e nei confronti del giornalismo di settore: è abbonato soprattutto a due riviste cartacee, Interni e Domus. Consulta periodicamente i blog come Dezeen o Archiproducts. È molto critico nei confronti delle aziende, soprattutto sul tema della sostenibilità. Il suo libro preferito è “Da cosa nasce cosa” di Bruno Munari, mentre il suo oggetto mito è la lampada Arco. Sogna di poter avere un giorno una collaborazione con l’azienda Flos, ma non gli dispiacerebbero anche Vitra o Magis. Lavora soprattutto per clienti italiani. Utilizza poco l’intelligenza artificiale, la guarda ancora con sospetto e poca convinzione. Non si pone il problema se esista o meno un “design italiano” è una questione a cui non ha risposta e fondamentalmente non gli interessa un granché averla.

Per un’analisi più completa dei dati rimandiamo al file PDF (PDF) https://drive.google.com/drive/folders/1mAS6jfZ3C7w07-OxDsy0-YQQ6X-tICIQ?usp=sharing liberamente e gratuitamente scaricabile oppure all’acquisto del libro “Design Data: indagine sul design in Italia” casa editrice Ledizioni.